Tutta questa storia della pubblicazione online… la trovo inquietante. Le parole diventano pericolose, virus latenti pronti a mutare a contatto con menti diverse, umori diversi, contesti diversi. Ad alcuni apriranno nuove prospettive, ad altri scateneranno malattie, la maggior parte sparirà. Bisogna renderle specifiche, precise, più bisturi che mannaie, bombe intelligentissime, pietre talmente levigate da rimbalzare sul mare invisibile del pubblico. Ma il mare è mosso, vivace, pieno di pesci e di strane creature preistoriche che disturbano i cerchi concentrici del tuo sasso; l’ abisso lo inghiotte. Devi creare frasi-zattere, paragrafi-barche, racconti con le vele e testi da crociera. Nel mezzo del oceano di orecchie tese hai da immaginare una Nuova Terra ove approdare, o almeno uno scoglio per naufragarci. Oppure andare avanti.
Ecco cosa sento:
un ragno che cammina sulle parole
zampe di ragno che suonano a caso i tasti del pianoforte, mentre si arrampica e poi sparisce. È il tramonto.

No comments yet
Feed dei commenti di questo articolo