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Usando il binocolo in S.T.A.L.K.E.R., per qualche bug minore, mi è capitato di vedere un rettangolo in cielo, come se ci fosse qualcuno lassù.
Non quello verde delle fazioni amiche, quello giallo – degli sconosciuti.
Ho pensato : “Almeno Dio non mi sparerà adoosso”
Okei. Okkei. Cerchiamo di ragionare – è un fps ma senza armi, è un puzzle-game ma tridimensionale, è un’ avventura dove non incontri nessuno, dura tre ore ma ti ossessiona per giorni, sei l’unico attore umano ma il monologo non ti spetta… ah si, per 5 minuti hai un cubo per compagno, e te ne potresti innamorare (per non parlare del fatto che, se non si trova in una scatola arancione, non lo puoi tenere in casa). CHE COSA È PORTAL??? Portal è diventato famoso ma ha un padre sconosciuto (Narbacular Drop) e un cugino interessante (Prey), un padrino intelligentissimo (Gabe Newell) ed una casa (Valve) che sembra più una comune (Steam). È un gioco geniale e realizzato ottimamente – vi rendete conto quanto possa essere rara questa combinazione nel mondo dei videogiochi? Call of Duty 4 è realizzato ottimamente, ma sicuramente non è geniale (un babà di gioco lo stesso). Black & White fu geniale – ma il prodotto finale era strano, complesso, non maneggevole. Portal… Portal ti strega, ti costringe a fare la stessa cosa (o quasi) centinaia di volte per riviverne il piacere, ti riporta in un parco giochi, bambino, a salire e scendere da quel scivolo fino allo sfinimento, ti sveglia il piacere del incastrare i blocchi di Tetris nel modo Giusto …ecco, questo è. Fare le cose che fai in Portal, aprire quel portale dietro all’ennesimo ostacolo, convogliare quella palla di energia al suo ricettacolo, premere il pulsante rosso, sembra …giusto, la cosa giusta da fare, come se quel ambiente giocoso ma sterile aspettasse solo te e i tuoi portali per prendere vita, per avere senso. In Portal hai un ruolo importante, e puoi letteralmente aprire la tua strada con la forza del tuo ingegno. Siamo nel regno della fantasia.
Ecco, ho finito – e senza parlare dell’ottima caratterizzazione dei personaggi (personaggi?), della storia interessante, della precisione degli enigmi, della pulizia della realizzazione, delle mappe amatoriali e nemmeno di …torte.
Ricordate: the cake is a lie.
La pubblicazione dell’articolo di Wu Ming 1 è stata molto stimolante, ha riempito un vuoto filologico che noi lettori avvertivamo da un po’, almeno inconsciamente. Ma, siccome pensieri del genere sono destinati a diventare bussole del futuro, vorrei aggiungere qualche mia preoccupazione, così, a caldo:
1. Si dà molta enfasi sul “massimalismo” dell’intento letterario (non si parlerebbe d’epica altrimenti) e non sulla “carnalità” del racconto, quel adesione ad un sistema di simboli che permette all’immaginario individuale di stabilire rapporti con la narrazione e di ricreare scenari vivi, animali. Senza riferimenti al particolare i discorsi sui massimi sistemi tendono ad essere generici, esangui, distaccati.
[Rettifica: ho appena riletto l'articolo e ho scoperto che della solidità della narrazione si parla eccome, come prima caratteristica di questa nuova letteratura, anche se riferita principalmente in contrasto alla freddezza post-modernista. Mi sono soffermato più sui discorsi sulla struttura che non su quelli riguardanti la scrittura. Mea culpa.]
2. Teorizzando una corrente letteraria principale, non si corre il rischio di emarginare chi non le aderisce?
Federico Rampini ha pubblicato questa meravigliosa fantasia nel suo blog:
8 agosto l’incubo di Hu Jintao
La Francia manda un ultimatum ufficiale: o il governo cinese apre un dialogo con il Dalai Lama oppure Nicolas Sarkozy diserterà la cerimonia inaugurale. In contemporanea il Dalai Lama annuncia: io sono pronto a venire alle Olimpiadi se mi invitate. Se Hu Jintao soffre di incubi notturni, forse lo tormenta una immagine surreale dell’apertura solenne dei Giochi. E’ l’8 agosto: a fianco a lui nella tribuna d’onore sono vuoti molti posti di statisti occidentali, ma c’è un anziano monaco buddista che sorride sornione.
Immagine piena di poesia. E di giustizia. Già mi dispiace che non la vedremmo mai avverarsi.
