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La pubblicazione dell’articolo di Wu Ming 1 è stata molto stimolante, ha riempito un vuoto filologico che noi lettori avvertivamo da un po’, almeno inconsciamente. Ma, siccome pensieri del genere sono destinati a diventare bussole del futuro, vorrei aggiungere qualche mia preoccupazione, così, a caldo:
1. Si dà molta enfasi sul “massimalismo” dell’intento letterario (non si parlerebbe d’epica altrimenti) e non sulla “carnalità” del racconto, quel adesione ad un sistema di simboli che permette all’immaginario individuale di stabilire rapporti con la narrazione e di ricreare scenari vivi, animali. Senza riferimenti al particolare i discorsi sui massimi sistemi tendono ad essere generici, esangui, distaccati.
[Rettifica: ho appena riletto l'articolo e ho scoperto che della solidità della narrazione si parla eccome, come prima caratteristica di questa nuova letteratura, anche se riferita principalmente in contrasto alla freddezza post-modernista. Mi sono soffermato più sui discorsi sulla struttura che non su quelli riguardanti la scrittura. Mea culpa.]
2. Teorizzando una corrente letteraria principale, non si corre il rischio di emarginare chi non le aderisce?
